giovedì 3 maggio 2012

LUXOTTICA VS GOOGLE La miopia di internet



State tranquilli: Google non sta diventando cieco, è solo un modo di dire. Ma certamente penserete: che relazione ci può essere tra l’alta tecnologia di Google e l’esperienza ottica dell’emergente Luxottica? Tutto nasce da un progetto proveniente dal Veneto, casa dell’ottica in questione, responsabile del controllo universale degli occhiali supertecnologici per atleti, gli “Oakley”. Google non si sarebbe mai aspettato che un’azienda così lontana dal web sarebbe stata, un giorno, tanto vicina ad essere nominata concorrente.                                                                          
La nuova sfida è stata lanciata  al “Proget Glass” della Silicon Valley, una nuova prospettiva di proiezione quotidiana sulle lenti, non più di un ambiente reale, ma sempre più astratto e tecnologico. Sintomo del progresso, è uno strumento innovativo e forse funzionale. Gli “Oakley” sono stati creati inizialmente per gli atleti, e successivamente sviluppati per la sottodivisione specializzata “Eye Safety Systems” dell’esercito americano.                                                                      
Il progetto, tuttavia, non ha ancora preso parte alla corsa “hi - tech” a causa degli elevati costi e dei bassi finanziamenti. Ma se Google conquistasse la simpatia di questa “nuova” azienda di Agordo mettendo a disposizione fondi per questi “super occhiali”? Nascerebbe una cooperazione internazionale tra il virtuale e il tangibile.                                                                                                     
 Il prototipo, oltre ad essere dotato di fotocamera, applicazioni per le telefonate, sensori gps e social network, sarà provvisto di lenti graduate personalizzate all’acquirente. Già 13.7 milioni di persone stanno seguendo questa innovazione, ma la domanda è se fossero realmente tutte disposte ad indossarli.
ANDREA BONASSI 4 LICEO

giovedì 12 aprile 2012

1000 VISITEEEEEE!

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“Vivere è la cosa più rara al mondo; i più esistono soltanto.” (O. Wilde)


Vivere è un atto meraviglioso, continuo e perpetuo, anche se soggetto al flusso del tempo fuggevole. La capacità dell’uomo consiste nel coglierla, catturando il tempo, fotografando la realtà che rimane impressa come un’icona nella mente. E ad ogni ricordo, a cui è associata un’esperienza, l’uomo viene pervaso da un’onda emotiva travolgente.               La differenza tra il vivente e il vissuto si manifesta anche nella diversità tra individuo e persona. L’individuo è ente fisico, materia dotata di forma – funzione, il cui scopo primario è la soddisfazione dei bisogni e l’adattamento all’ambiente.  La persona è il risultato di un insieme di esperienze a cui viene attribuito un significato. L’uomo differisce dall’animale, attraverso la facoltà della psiche – l’anima, il pneuma, un soffio vitale interiore – e la morale (dal greco “mores” che significa costumi) che permettono di valutare e, infine, scegliere. Sant’Agostino afferma quanto il bene non basta volerlo (come sostiene Socrate), ma anche compierlo. Entro questa definizione emerge una concezione agostiniana di vita pratica, rispetto a quella intellettuale socratica impostata su una continua ricerca.                                                                                                                    “Non basta dire, bisogna anche fare; non basta volere bisogna anche applicare.” In questa massima, Goethe rivaluta una concezione dell’uomo attivo, protagonista e artefice del proprio destino. Nel Cinquecento questa realtà era dominata dall’ “homo faber”, un uomo che sintetizzava la cultura con l’azione all’interno del contesto della “renovatio”, il rinnovamento della figura umana, rispetto al Quattrocento, in cui emerge la figura dell’”homo sapiens”, microcosmo nel macrocosmo della natura divina. Si rende nota così la differenza tra una persona che partecipa “all’interno della sua vita” come fautore e un uomo che osserva e vede trascorrere il suo vissuto dinanzi. Qualcuno preferisce affrontare la realtà e i problemi; altri si lasciano vivere: un’asetticità senza valori che porta a far maturare un’angoscia esistenziale mortificante che logora e opprime l’animo umano. Nel Novecento prende il nome di senilità, inettitudine e male di vivere, un’incapacità di trovare un senso alla propria vita. Inoltre, differisce da soggetto a soggetto, a seconda delle proprie reazioni e del proprio modo di vivere. Il tempo, comune a tutti gli uomini, secondo Bergson può essere cronologico, oggettivo, irreversibile e quindi cognitivo oppure personale, soggettivo, reversibile e quindi emotivo. Colui che rende proprio il mondo vive costantemente nel tempo relativo, tuttavia limitato. Difatti, secondo Michel de Montaigne, l’uomo vive una continua ricerca nel tempo che ha a disposizione. La morte, democratica e comune a tutti, è la medicina per la vita perché, attraverso essa l’uomo può prendere coscienza e consapevolezza del valore della vita e dei limiti che essa stessa comporta. Tale concezione è riproposta in chiave attuale e moderna da Steve Jobbs, secondo cui gli episodi negativi della vita possono assumere l’aspetto di disgustose medicine, delle quali il paziente ha comunque bisogno. Se alcune volte la vita colpisce e ferisce non bisogna perdere la fede, ma è importante continuare e seguire il proprio cuore e la propria intuizione, non facendosi influenzare dalle scelte altrui. Un uomo, che non coglie la sua essenza, non s’identifica nella società , non rispettandone i suoi diritti e i suoi doveri comuni, ma contemplando unicamente i piaceri egoistici. La comprensione del proprio sé parte dal “riconoscimento dell’altro e nell’altro”. Il mondo non è formato da esseri di per sé sussistenti. Si vive per convivere, cioè per vivere insieme e coltivare ideali e valori al fine più alto del benessere comune.                                                                                           La vita è come un viaggio e il viaggiatore è il suo protagonista. Non si dimentichi, unitamente alla speranza, che è possibile creare un mondo migliore con la forte volontà di viverlo appieno.
 Andrea Bonassi 4 liceo

PROBLEMA INQUINAMENTO..


Il termine inquinamento indica l'introduzione nell'ambiente di sostanze in grado di provocare pericoli effettivi o potenziali per la salute dell'uomo oppure di minacciare l'esistenza di animali e piante. Se ci chiedessero che cosa è l'ambiente, la nostra prima risposta sarebbe "il verde che ci circonda", "la natura"; ma in realtà è un insieme di diversi fattori (esseri viventi, caratteristiche climatiche, interventi umani...) che permettono la vita; in esso anche un piccolo cambiamento può causare conseguenze gravi. Anche l'uomo in questo sistema svolge una funzione importante, ma spesso opera interventi locali che rovinano in modo irreparabile gli ecosistemi.
In questi ultimi due secoli nei paesi ricchi e sviluppati, il "progresso" ha influito pesantemente sull'ambiente, procurando conseguenze anche drammatiche per la stessa sopravvivenza dell'uomo; si è, infatti, passati ad un mondo costituito più di cemento che di "verde" e soprattutto a stili di vita caratterizzati da esigenze, sia individuali sia comuni, sempre più elevate. Nel dopoguerra, in seguito ad un aumento demografico e al boom economico, c'è stata un'espansione delle città che si sono riempite di palazzi sempre più alti e addossati gli uni agli altri, a discapito degli spazi verdi che si sono ridotti spesso a semplici aiuole. Negli ultimi anni, fortunatamente, ci si è accorti che gli spazi verdi sono indispensabili sia per un fattore estetico ma soprattutto per un benessere comune.
Il progresso scientifico e soprattutto tecnologico ha permesso a tutti di utilizzare elettrodomestici di vario tipo, senza i quali, ormai, non riusciremmo a vivere; noi giovani per esempio riteniamo quasi indispensabili computer, televisione, video giochi, impianti stereo, cellulari ecc.; e nessuna casalinga riuscirebbe a fare a meno di lavatrice, frigorifero, forno, frullatori e così via. Tutti questi strumenti però richiedono un dispendio di energia elevatissimo e come sappiamo la corrente elettrica si ricava da risorse naturali di vario tipo, impiegate nelle centrali. Spesso i genitori ci riprendono per l'eccessivo consumo di energia, per esempio perché lasciamo accese troppe luci, o facciamo funzionare contemporaneamente più strumenti. Adesso capisco che, oltre a un discorso puramente economico, altrettanto importante è quello energetico e quindi ambientale. La nostra è diventata anche una società "dell'usa e getta". Infatti, si utilizzano sempre di più materiali cartacei o di plastica che indubbiamente sono più pratici e igienici ma d'altra parte aumentano il volume dei rifiuti che già comunque si producono. Oggi l'opinione pubblica si mostra più sensibile al problema ambientale e collabora con le iniziative prese dalle varie amministrazioni per migliorare la situazione. Anche i governi hanno cominciato ad occuparsi del problema inquinamento: nel 1972 i rappresentanti di 113 Paesi si sono riuniti a Stoccolma per la prima conferenza delle nazioni unite sull'ambiente per esaminare le conseguenze che sarebbero derivate da un incontrollato inquinamento ambientale. Questa conferenza è stata importante perché ha messo a confronto la situazione degli Stati più industrializzati con quella degli Stati poveri. Si è arrivati alla conclusione che una crescita economica tanto rapida, basata sullo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili, per esempio carbone e petrolio, può portare in tempi brevi al loro rapido esaurimento e che lo sfruttamento delle risorse apparentemente rinnovabili, come il suolo coltivato, se non si tiene conto delle capacità e dei tempi di rigenerazione, può condurre a una diminuzione della fertilità del terreno favorendo un aumento dei deserti. Questa conferenza ebbe una ripercussione importante sulla vita di tutti i giorni, causando, insieme alla crisi petrolifera quasi contemporanea, una maggiore attenzione all’utilizzo limitato dei mezzi di trasporto e alla ricerca di energie alternative. Successivamente fu affermato che lo sviluppo tecnologico e economico è concepibile con la salvaguardia dell'ambiente e fu introdotto il concetto di sviluppo sostenibile, incentrato sulla possibilità di produrre un miglioramento che possa soddisfare i bisogni delle attuali generazioni senza togliere a quelle future i mezzi per soddisfare i loro.
Cosa si fa in pratica, in Italia, per realizzare questi importanti obiettivi? Uno strumento importante, come già detto, è quello del riciclaggio dei rifiuti, che fa sì che una parte dei nostri rifiuti possa essere riutilizzata (carta plastica, vetro, concime) e non automaticamente distrutta. Oltre alla raccolta differenziata, sono state istituite alcune domeniche senza automobili, durante le quali il cittadino può circolare a piedi o in bicicletta oppure con mezzi pubblici, spesso gratuiti. Purtroppo il fatto che non tutte le città aderiscano a questa iniziativa, vanifica l'utilità della stessa, perché non esistono barriere fisiche all'inquinamento tra località adiacenti e inoltre la scarsa frequenza annulla il risultato. Noi non ce ne rendiamo conto, ma anche il riscaldamento in inverno e i condizionatori in estate sono fattori inquinanti, e vale la pena almeno di privilegiare fonti di energia con un minore impatto ambientale (metano, invece di nafta e legna) ed operare per evitare gli sprechi. Il problema sembra di difficile soluzione, ma la consapevolezza che le risorse del nostro pianeta non sono illimitate, e che, anche nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa per inquinare di meno, è già un passo avanti notevole.
Angelica drago 3 liceo.

VIVERE O ESISTERE?


La vita è un dono che appartiene a chiunque, è la cosa più importante al mondo, oltre che la più bella. La vita innanzitutto va vissuta e non progettata. Infatti, oggi, molta gente non percepisce la parola “vivere” perché sembra guardare la vita come una speculazione. In realtà non si rendono conto che è un vero e proprio sacramento. Nel mondo molte persone vivono e vogliono esistere solamente. Questo concetto di per se è sbagliato, in quanto bisognerebbe distinguere l’esistenza dal vivere. Infatti la differenza principale, secondo me è che l’esistenza è passiva, mentre vivere è “un’esistenza attiva”. Per vivere davvero bisogna saper dare un senso alla nostra vita e per farlo è necessario porsi degli obbiettivi, solo che i più hanno paura di farlo, perché temono di non riuscire a realizzarli. Quindi solo quelli che hanno il coraggio di porsi degli obbiettivi e di lottare per raggiungerli possono dichiarare di vivere. Inoltre, secondo la mia esperienza personale, mi sono accorta che molti vivono le vite degli altri e ignorano la propria, comportandosi da spettatori della propria esistenza. Il vivere è quindi una scelta, perché alla fine siamo noi che decidiamo cosa fare se vivere oppure esistere soltanto. Per me l’essere umano nasce con un velo sugli occhi, sta a noi togliere quel velo e diventare, cosi, consapevoli. Inoltre, a mio parere vivere veramente significa avere sete di verità, chi non ha mai sentito questa sete interiore, non ha mai vissuto, difatti lo scopo della nostra vita è ricongiungerci con il tutto,  percio’ vivere significa partecipare all’evolversi della vita e cercare di plasmarla con il proprio operato, anche a discapito del proprio interesse, a volte. Esistere perciò non significa essere al mondo come una pianta e vegetare. Alcune volte anche se una persona cerca di vivere, per alcune cose dovrà esistere ovvero, non possiamo decidere tutto nella nostra vita; ci sono delle situazioni in cui alcune persone fanno delle scelte che per forza di cose ci condizionano. Inoltre vivere significa avere anche fede credere in qualcosa, i credenti infatti affermano che si vive quando si muore e si rinasce una seconda volta e ciò vuol dire che quando incontri Cristo muore l’uomo vecchio e prigioniero e nasce l’uomo libero. Altrimenti esisti solamente, ed esisti solo in modo superficiale. Infine vivere è sinonimo di amare, in quanto l’amore è una linfa vitale, senza amore non c’è vita e coloro che non se ne rendono conto, cioè i “più” arrancano solamente nel loro egoismo.

Angelica Drago 3 auxo.

venerdì 9 marzo 2012

GIORNALI = INFORMAZIONI = CHIAREZZA?


Indagine condotta dalla classe II liceo il giorno 10/02/12.

Durante la settimana dedicata al tema interdisciplinare “Attorno alla Tavola”, nelle ore di scienze, abbiamo analizzato diversi articoli riguardanti diete, cibi biologici e medicina. Essi sono stati ricercati non in riviste specializzate o scientifiche, ma in settimanali di comune diffusione che trattano per la maggiore di moda, gossip, oroscopi e solo in alcune pagine danno consigli sulla salute e sulla dieta (solo in due casi sono stati presi da internet e da un quotidiano). Negli articoli individuati da ognuno di noi, abbiamo constatato che i termini scientifici utilizzati dal giornalista non venivano sufficientemente spiegati, poiché il giornale non ne riportava il significato, dando per scontato forse che il lettore potesse essere in grado di conoscerli. Dalle successive analisi è emerso che solo un  articolo (facente parte della rivista DI PIU’) su dieci, presi in considerazioni, è stato sufficientemente chiaro nella spiegazione e ha riportato corrette chiarificazioni dei termini che venivano enunciati. Questi risultati fanno riflettere: i giornali sono rivolti a tutta la popolazione, coinvolgendo categorie di persone di diverse età e di diverso grado di istruzione, per questo i giornalisti dovrebbero avere la capacità di trattare gli argomenti utilizzando una terminologia semplice e appropriata servendosi di box informativi, legende o note di fondo pagina che possano esemplificare l’articolo per rendendolo comprensivo. Infatti, la poca chiarezza  e l’incomprensione, a volte, portano ad agire scorrettamente, come nel caso di una dieta, causando problemi di salute.  

DATI
Rivista/ Giornale
Termini non conosciuti e non spiegati
-       Diva e Donna
7
-       L’Eco di Bergamo
7
-       Silhouette ( 2 articoli)
6 e 4
-       Belli e in forma
5
-       Nuovo
5
-       Oggi
4
-       Vero
3
-       Web
2
-       Di Più
0
    
Risultato: Purtroppo la chiarezza dell’informazione data ai lettori è risultata scarsa e poco soddisfacente.                                                            

Valentina Salvini